Hirondelle - Febbraio 2006
 
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L'avventura inizia già il Venerdì sera al ritrovo ad Aosta per una gran mangiata in un ristorante rustico della zona. Salumi, formaggi, 3 primi e 2 secondi locali e per finire la mitica coppa dell'amicizia con caffè e liquore bollente, come raccomandato dalle migliori didattiche subacquee...
Eh si, è proprio vero quel che mi disse un vecchio sub durante una crociera: Un palombaro sazio è come una cometa nello spazio!

Ci alziamo di buon ora e sotto uno splendido sole, partiamo alla volta di Vevey, paesino vicino a Montreaux sulla costa del lago Lemano (impropriamente detto Lago di Ginevra), passando dal traforo del Gran San Bernardo.  Non appena entriamo nella valle una strana nebbiolina sotto di noi, come ad avvisarci: "passerete due giorni sotto le nubi al freddo e al gelo...". All'arrivo Gilles, con precisione svizzera, ci attende col suo jeeppone pieno di attrezzature tech e ci conduce subito in riva al lago.

Mitico Gilles, dalla gentilezza e preparazione impagabile, è lui, insieme a Delve, l'organizzatore di questo fantastico tech week end alla ricerca dell'Hirondelle, antico piroscafo a ruota affondato a fine '800 e splendidamente conservato dall'acqua dolce del lago.

Montate le attrezzature nei pressi del lago (sotto lo sguardo curioso di pinguini e orsi polari...) e organizzati i gruppi, abbiamo dato il via alle immersioni. In acqua per primi Lorenzo, Gianluca (circuito chiuso Buddy Inspiration) e Gilles per poter fotografare nelle migliori condizioni di visibilità, oltre che per fissare un pedagno alla prua del relitto per aiutare gli altri a raggiungere il sito. A ruota seguiamo, in circuito aperto io e Lorenzo (gli 892), Claudio e Liguori.

Una sana pinneggiata di circa 300 metri, tanto per scaldarsi un po', e giù lungo il pedagno. Visibilità davvero scarsa, anche rispetto ai nostri laghi.

Ahimè il pedagno si è disancorato e ci ritroviamo dritti sul fondo in mezzo al nulla... Quando ormai l'immersione sempra spacciata il mitico Lorenzo, incredibilmente trova la prua del battello, in legno splendidamente intarsiato. Sembra un miracolo che si sia così ben conservata. Come se l’acqua gelida l’avesse in qualche modo ibernato e tramandato sino a noi.
Lo scafo giace su un fondale inclinato: la prua a circa -41 metri e la poppa a -60. Abbiamo così iniziato l’esplorazione partendo dalla prua (con il "tocco" artistico di Bobbysub, che, irresistibilmente attratto dalla campana di prua, non ha potuto esimersi dal suonarla); tenendoci sul lato di dritta del ponte, siamo scesi lentamente verso la poppa, facendo attenzione a non smuovere l’impalpabile strato di sedimento.
Arriviamo alle cabine, chiuse in origine da vetrate, ormai perse, e con i soffitti di legno scuro; a seguire le strutture di protezione della ruota di dritta e a centro, procedendo pancia rasente al ponte, i leveraggi di trasmissione intorno ai -55.
Molto suggestive le enormi catene ancora arrotolate ai tronchi di sollevamento, con cui hanno cercato di tenerlo a galla nel tentativo di salvarlo dalle grinfie del lago. Più sotto, infine, la grande caldaia sovrastata dal fumaiolo, ormai in parte crollato. Il resto della poppa giace nel limo sottile del fondo.

Siamo risaliti dal lato di sinistra, che si presenta simmetrico a quello di destra e siamo di nuovo sulla prua.

Il tempo di fondo è terminato: le tabelle dettano i tempi di risalita. Gli 892 (Bobbysub e Lorenzo) la effettuano ripercorrendo sott’acqua il tragitto verso riva; Claudio e Roberto L. preferiscono seguire il pedagno.

Usciamo dall’acqua, nella testa ancora le scure immagini e con le parole ci scambiamo impressioni e dettagli. Davvero una bella emozione.

La mattina seguente nuovo tuffo: Lorenzo, Gianluca e Gilles vanno in acqua per primi. A seguire solo gli 892. Raggiunto il relitto, questa volta ci concentriamo a cercare i dettagli sfruttando la visione d’insieme che ci siamo fatti durante l’immersione precedente. Il relitto appare ancora più bello: i soffitti delle cabine mostrano ancora degli intarsi; il disegno delle grandi ruote è netto sulle strutture di protezione; la caldaia è decorata dalle imbullonature regolari..e tanto altro.

Bellissimo e soprattutto trimix estremamente necessario per godersi l'immersione in tranquillità e gustarsi tanti particolari da scovare nel buio pesto.
Un paio di consigli:

- attaccate alla stagna la decompressiva di nitrox, se non avete il bombolino dell'argon, il freddo alla fine si fa proprio sentire...
- guardatevi dai gamberetti killer, vi morderanno anche attraverso i guanti!

La Tecnica in circuito aperto: 
- Bibo per la miscela di fondo con un bel Trimix 16/40
- Ean 36 in bombolazza da 7L
- e come dessert un bel 3L di O2
- Tempo di fondo:18'
- Runtime 43'
- Temperatura esterna: -4°/-6°
- Temperatura Acqua: 3°/4°


Un grazie speciale alle "girls" per la fantastica assistenza tecnica: Eva, Stefania e Marisa che sprezzanti del gelo ci hanno seguito ed allietato in questa bellissima spedizione!

Al rientro non poteva mancare una finale fonduta di formaggio a Montreaux, in un ristorantino sulla riva del lago Lemano, cantato anche dai Deep Purple in Smoke on the Water e una doverosa visitina alla statua del mitico Freddy!

 

E ripensando all'emozionante week end all'Hirondelle, ecco che passa il suo pronipote, si ferma al molo, carica i passeggeri e ritorna a navigare, per un momento mi è sembrato di vedere il suo fantasma...

 

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